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Ribelle (The Brave)

Lunedì sera è stata dedicata alla visione di Ribelle (The Brave) ultimissimo pezzo di storia dell’animazione digitale firmato Pixar.

Intanto devo dire che, come al solito, non capisco certe logiche sui nomi, perché chiamarlo “Ribelle (The Brave)”? Non potevano lasciarlo semplicemente come “Brave” e magari sottotitolarlo Ribelle? Vabbè, certi colpi di fantasia da markettari non riuscirò mai a capirli.

Comunque torniamo alla parte vera di questo post, ovvero parliamo del film, che certamente rappresenta l’ennesima pietra miliare nella storia dell’animazione digitale.
Il film è tecnicamente ineccepibile, le ambientazioni eccelse, i personaggi azzeccati e ben fatti, per non parlare poi dei capelli di Merida, la protagonista, che sono una vera e propria opera d’arte, per la loro dinamicità, complessità e tonalità. Da questo punto di vista c’è poco da lamentarsi, se non, giusto per fare i precisini, una eccessiva gommosità nella mano di Merida nella scena della gara con l’arco.

La storia è buona, per evitare spoiler dirò solo che ovviamente, come per tutti gli altri prodotti Pixar gira attorno a qualche buon sentimento, insomma niente di nuovo ma comunque pregevole, anche perché la Pixar ha avuto la bravura di non anticipare assolutamente nulla della trama principale nei vari trailer. La parte peggiore della storia, specialmente per gli appassionati disney, è quella sensazione di deja-vu che ti lascia nel finale … ma non vi dirò perché 😉

Il film nel complesso è molto divertente ed è farcito di numerose scene simpatiche e piacevoli gag.

Adesso veniamo alla parte dolente. Il tutto è estremamente dinamico, pure troppo. Infatti la vera pecca che posso attribuire a questo film è appunto la sua estrema dinamicità. Succedono cose, tante, troppe, tutte velocemente, una di seguito all’altra. Il ritmo è estremamente elevato, un cambio continuo, una corsa sfrenata, talmente elevato che i 100 minuti della sua durata letteralmente volano lasciandoti alla fine con un “già finito?” che ti pende dalle labbra.
Ci sono pochissime scene che rallentino la trama, che spezzino questa dinamicità.
In alcuni momenti topici in cui servirebbe fare una pausa nella narrazione per poter dare solennità ad un discorso, oppure ad approfondire un rapporto il tutto comunque è spezzettato, condito da elementi esterni, da piccole gag.
Certamente non ci si può annoia, ma chiaramente tutta questa azione va a discapito soprattutto della liricità dei paesaggi e delle ambientazioni che vengono poco valorizzate da una scrittura troppo veloce.

Per concludere con un giudizio complessivo, Ribelle è un film bello, molto bello ma che, almeno alla prima visione, manca dell’effetto “WOW” a cui la Pixar ci aveva abituato con i suoi predecessori. Probabilmente necessita di essere visto almeno un paio di volte per poterne apprezzare a pieno le sfumature (ma questo lo vedremo quando uscirà il blue-ray).

Come nota a piè di pagina devo dire che la cosa che mi ha deluso di più del film sono stati i titoli di coda. Lo so’ che è una cosa che non centra nulla con il film e che nessuno solitamente guarda, ma di solito Pixar sui titoli di coda creava sempre un film nel film, o comunque erano sempre curati. In questo caso abbiamo invece uno schermo nero e una carrellata di nomi.