Islanda (e Londra mio malgrado): parte 8, da sud a nord

Quella di oggi è la giornata più dura perché ci aspettano quasi 500 km, dall’ostello Vagnsstaðir fino su a nord, ad Akureyri.

Hofn

Il tutto inizia malaccio perché nell’ostello non è prevista una colazione, quindi ci svegliamo prestino ma ristorati da una buona nottata e prendiamo la macchina per tornare ad Höfn dove al negozietto del benzinaio prendiamo del succo da bere e qualcosa da mettere sotto i denti perché il primo lungo tratto di strada seguirà la linea dei fiordi e solo alcuni piccoli paesi di pescatori e quindi non ci aspettiamo di trovare un posto decente per rifornirci di cibo per tutta la mattinata.

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Anche qui la desolazione è l’elemento caratteristico. Una desolazione diversa perché la strada costeggia il nero mare del nord con le sue altre scogliere impervie.

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E poi girato l’angolo si iniziano ad incontrare i primi fiordi, le prime case solitarie, i villaggi che sopravvivono soprattutto con la pesca, posti impervi, solitari e magici.

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E qui l’islanda torna a stupire, con un nuovo ambiente completamente diverso a quello che fino ad ora ci aveva abituato. Non c’è più la desolazione vulcanica del sud, questa è diversa, con il mare che ne addolcisce le curve, con l’erba un po’ più verde e sempre le fattorie sparse e sporadiche. Quello che colpisce di questa zona è la presenza di alcune case abbandonate.

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Passiamo molte ore su queste strade dei fiordi, di cui anche in parte su strada sterrata. In questa zona decidiamo di abbandonare l’Anello per favorire una strada più panoramica che da lontano, passando nei pressi di Reyðarfjörður abbiamo anche l’occasione di vedere il grande impianto dell’Alcoa. Da qui abbandoniamo l’oceano e torniamo verso l’interno dell’isola in direzione di Fljótsdalshérað dove ci fermiamo per pranzo al Cafè Nielsen, un simpatico locale dove riusciamo a fare un’ottimo pranzo, ad un prezzo molto contenuto dove mi strafogo di aringhe e salmone, perché non troppo lontano da qui c’è Seyðisfjörður una cittadina portuale che vediamo solo dall’alto, dopo essere saliti in cima ad il monte

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Quassù troviamo un’altro spiraglio di Islanda, più montano con un laghetto e i suoi torrenti

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Ma la strada è ancora lunga e da Fljótsdalshérað riprendiamo la numero 1 e continuiamo la lunga strada per Akureyri e anche questa volta i paesaggi cambiano ogni mezz’ora di strada, prima campi coltivati, poi un’altopiano brullo e deserto allietato dal un bel lago, per passare ad un’altro deserto completamente senza vita e di sabbia completamente vulcanica

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andando avanti ci troviamo anche in un deserto roccioso e persino scavalchiamo un fiume impetuoso su di un’ardito ponte e poco dopo la zona geotermale estremamente attiva di Hverarönd, luoghi impetuosi, di zolfo e ferro.

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Sulfur

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Ma la strada va avanti e noi con essa, scavalcando il monte da lontano il lago Mývatn ci si para davanti.

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Ma questa non è la nostra meta di oggi quindi ci limitano a passargli oltre per puntare alla città. Saltiamo pure di vitare la cascata degli dei, anche se ci attira molto, ma anche così arriviamo ad Akureyri quando oramai è sera, soffia un vento impetuoso ed il cielo si fa scuro di nubi di pioggia. Prendiamo casa nel nostro ostello in pieno centro, un bell’edificio con delle belle stanze pulite e la particolari in sala comune di sfruttare dei sedili di corriera al posto dei divani.

Il locale per la cena lo troviamo sempre sulla nostra guida, si chiama Greifinn ed è una via di mezzo tra un fast food, una pizzeria e un ristorante. Io punto di cattiveria su un piatto dal nome impronunciabile Plokkfiskur á pönnu, in sostanza pesce sommerso da una specie di besciamella, piatto pesantino ma interessante di chiara influenza nordica.

Li sotto (tra la besciamella e il formaggio) si nasconde un pesce #cucinacasalinga #Islanda

Prima di andare a dormire facciamo un giro per la città e ne godiano l’atmosfera tranquilla

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Vesti al vento

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Ma adesso un’altra lunga giornata è passata, la sonno avanza ed è l’ora di andare a dormire perché l’indomani ci aspetta una giornata in mare ad inseguir balene.


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Islanda (e Londra mio malgrado): parte 7, tra ghiaccio e sabbia nera

Dopo una lunghissima pausa continuo questo mio resoconto Islandese anche se tra qualche mese sarà un’anno che sono andato in quella isola stupenda.

Ci svegliamo freschi e riposati nel nostro cottage a Hestheimar e andiamo a fare una lauta colazione tipica nella casa principale a base di marmellata fatte in casa, torte, the, caffè, skyr, una vera manna dal cielo per noi turisti affamati e pronti ad una lunga giornata di viaggio, perché oggi quello che ci aspetta è tutta la traversata del sud dell’islanda da ovest ad est.

Ma, anche in questa giornata uggiosa da subito l’isola ci continua a stupire con i suoi panorami desolanti e soprattutto le sue cascate improvvise.

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In particolare seguendo la nostra strada guida la prima cosa sulla quale ci scontriamo è Seljalandsfoss, una splendida cascata con la spettacolare caratteristica di avere un sentiero che ci passa dietro, una situazione degna di un’anime giapponese e anche se il maltempo ci insegue un giro è d’obbligo prima di riprendere a strada.

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Per strada incontriamo le fattoria di Þorvaldseyri con il grande vulcano alle sue spalle.

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Incredibile pensare a quanta potenza si nasconda dentro a quel monte e al pensiero di viverci proprio ai suoi piedi. Ma continuiamo a scappare dalla pioggia perchè un’altro spettacolo ci aspetta, la grande Skogarfoss.

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Ma la via prosegue senza fine e la zona che va da da Skogar alla nostra prossima meta è lunga è desolata, tra zone agricole, panorami degni del far west americano, deserti di sabbia nera, luoghi terribili ma bellissimi fino ad arrivare a vedere da lontano il parco nazionale Skaftafell.

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Devo ammettere che trovarsi così vicino ad un grande lingua glaciale fa una certa impressione, sapendo poi che il mare è li a pochi chilometri e che ci troviamo di fronte solo ad un lembo di un’enorme ghiacciaio. Ma riprendiamo la strada che gira attorno al ghiacciaio, strada sempre più desolata e deserta, con il grande ghiacciaio che ogni tanto in lontananza fa la comparsa con la sua maestosità.

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Ma ad un certo punto, nel nulla un bivio, una strada sterrata e l’indicazione di una zona turistica. Che facciamo? E’ sterrato e non vorremo rovinare la macchina, siamo in mezzo al nulla, ma guarda, ci sono altri con macchine civili che ci vanno, proviamoci pure noi. E ci addentriamo in questa strada, pian pianino, buca dopo buca saliamo la collinetta che ci si para davanti fino a che di fronte a noi appare lo spettacolo del Breiðárlón, un piccolo lago glaciale con il ghiaccio multicolore che fluttua sulle acque! Ci fermiamo, scattiamo delle foto, giochiamo con il ghiaccio e riprendiamo la strada.

Poco chilometri oltre, sempre in mezzo al nulla, un’altra catena di colline appare alla nostra sinistra, e colti dalla curiosità parcheggiamo e saliamo il colle … dall’altra parte il grande lago del Jökulsárlón, che come il più piccolo Breiðárlón si trova a sud del ghiacciaio Vatnajökull formato grazie alla lingua di ghiaccio dello Breiðamerkurjökull.

Che spettacolo vedere questi veri e propri iceberg alti decine di metri a pochi metri da noi con anche la possibilità di fare delle visite in barca.

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Ma da qua avanziamo di nuovo, verso la nostra tana per la notte Vagnsstaðir posto carino dove anche qui pernottiamo in un cottage separato rispetto alla struttura centrale. Come piccolo aneddoto la ragazza dell’ostello parlandoci del wifi ci dice che purtroppo il segnale arriva sono sull’edificio principale, ma che rispetto a quando era più giovane in cui il cellulare non prendeva, internet non esisteva in quella zona e la tv aveva solo un canale, e che quindi comunque adesso è un lusso …

Il nostro cottage e la in fondo l'oceano

Qui, dopo aver preso posto ci informiamo per il pranzo e scopriamo che le possibilità sono due, il “ristorante” del vicino museo, che si prospetta più simile ad un fast food che altro oppure andare a Höfn il paese più vicino dove possiamo trovare un’ottimo ristorante il Kaffi Hornið. E quindi fatti due conti, scoperto che dalla Lonely Planet che il locale indicatoci è un buon locale specializzato in arogoste, decidiamo che dopo una giornata come questa ci meritiamo una buona cena e quindi prendiamo la macchina per fare i nostri 53 km di strada, si avete capito bene, 53 km per arrivare al primo ristorante.

Arriviamo in questo semidesolato paese dove ci fermiamo per cena. Il posto è ottimo e carino, e il piattone di aragoste veramente ottimo visto che me la cavo con 5100 Kr (32 euro) per tutta l’ottima cena. Al ritorno facciamo ora a fermarci lungo la strada per goderci lo spettacolo del tramonto e di un branco di cavalli che vagano per i fatti loro.

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Al ritorno all’ostello optiamo per una doccia, un po’ di contatti verso casa, l’upload di un po’ di foto di ghiaccio su Facebook e andiamo a dormire stanchi ma soddisfatti per la spettacolare giornata, confidando in un buon risposo perché quella del giorno dopo sarà una lunga tappa di trasferimento che ci porterà dal sud-est dell’isola fino su al centro nord alla grade Akureyri.


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Einstein al suo cuoco la raccontava così di Robert L. Wolke

 

Oggi mi sento pigro e quindi esordio con un copia e incolla direttamente dal sito amazon:

Vi siete mai chiesti che cosa succede ai vostri cibi nel microonde? Perché la carne rossa è rossa (non dipende dal sangue)? Se le pentole a pressione sono veramente a prova di esplosione? Come cavarsela con crostacei e ostriche vive? Perché l’acqua bolle? Leggere questo libro e le ricette che lo accompagnano sarà come mettersi ai fornelli con uno scienziato al vostro fianco, pronto a spiegare divertito tutti i fenomeni chimici e fisici nascosti nei vostri gesti e nei vostri piatti. Einstein probabilmente non ne parlava al suo cuoco, ma se avesse dovuto spiegargli la scienza che sta dietro ai cibi e alla loro preparazione avrebbe fatto così.

Un bel libro di domande e risposte fatte da un chimico che sfata alcune mitologie e spiega in modo semplice dei meccanismi che entrano in cucina tutti i giorni. Libretto leggero e facile da leggere adatto a tutti quelli che hanno un po’ di curiosità.

Iron Man 3

Ieri serata al cinema dedicata al terzo capitolo di Iron Man. E visto che mi è piaciuto la recensione sarà probabilmente corta 🙂

Senza spoilerare troppo devo dire che quello che ho apprezzato di questo terzo film è stato il ritorno all’uomo, quindi si, abbiamo sempre le nostre fighissime armature, ma qui abbiamo una maggior complessità del personaggio di Tony Stark che non è più solo l’uomo macchina, lo sbruffone, megalomane, geniale costruttore che difende a spada tratta il mondo. Qui c’è l’uomo, con le sue pulsioni, le sue paure, i suoi problemi in carne ed ossa. Il film riesce ad amalgamare bene i momenti ironici, divertenti con quelli più drammatici e psicologici, differenziandosi dagli altri due perché non è più una guerra tra robottoni ma è una lotta tra uomini.

Quello che ne esce è un film ironico, a tratti divertente, mai troppo pesante anche se in certi momenti il dramma risalta bene, con un finale scoppiettante che lascia spazio a numerose interpretazioni.

Consigliato.

Tophost: riprovaci ancora

tophost logo

Era solo l’altro ieri che ho fatto un post sull’assistenza di Tophost e già mi ritrovo a farne un’altro stavolta per un’inaccessibilità si loro servizi per ben 7 ore (vedi immagine qui sotto)

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Quindi sette ore con questo blog spento o più che altro altalenante visto che non andava il database, con www.festasangiorgio.it idem, per fortuna che ProgettoDighe da tempo non è più ospitato sui server in cui servono l’hosting altrimenti anche quello sarebbe andato giù, per fortuna che il topserver che mi sta facendo da proxy è rimasto in piedi.

Ma a parte la caduta del servizio, che ci può anche stare, nessuno è perfetto, le disgrazie informatiche capitano e spesso non sono veloci da risolvere, e lo so bene, visto che di mestiere faccio il sistemista, quindi non mi lamento del fatto che un servizio di hosting da una decina di euro all’anno abbia dei malfunzionamenti, ci può benissimo stare e sfido chiunque a trovarne un’altro così economico che vada nettamente meglio, perché gli sla si pagano, e si pagano cari.
E in virtù di questo mi viene anche da ridere al pensiero di chi, ad esempio su facebook, si lamentava che sta facendo figure di merda con i clienti, con chi perde soldi perché il negozio online non va, perché se questi considerano di tenere in piedi un business basandosi su di un servizio che costa meno di un caffè al mese bhè sono solo degli stolti e probabilmente il loro stesso business vale poco oppure ci fanno una bella cresta.

Ma torniamo al punto, non voglio quindi arrabbiarmi con Tophost per il mancato servizio, che ovviamente mi ha dato fastidio, ma si tratta di un fastidio calcolato, ma mi lamento della perdita di professionalità che sta avendo questa azienda perché non comunica più con i propri clienti.

Una volta, sono loro cliente dal 2005, i malfunzionamenti venivano segnalati e venivi aggiornato regolarmente direttamente dal loro sito di supporto. Certo non potevi farci molto ma sapere che il problema si risolverà in poche ore, oppure che ci vorranno due giorni perché gli sono saltati i due alimentatori almeno ti permette di prendere la misura del problema.

Invece oggi Tophost non ha detto assolutamente nulla, tutti i servizi giù per un’ora, alcuni server per 7 ore e non un messaggio su twitter, non una segnalazione sul loro sito (che riporta ancora un problema con paypal di febbraio) ma quel che è peggio non un messaggio su facebook dove invece hanno pubblicato la segnalazione di un convegno … signori state sbagliando qualcosa.

Per concludere no, non sposterò i miei siti su un’altro servizio perché nonostante tutto il costo è ancora buono e vale il servizio che ho, però allo stesso tempo non sono certamente soddisfatti della cosa, spero solamente che Tophost possa tornare al livello di professionalità che lo contraddistingueva all’inizio.

Tophost e la gestione dei ticket

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Sono da anni un’affezionato utilizzatore di Tophost per l’hosting dei vari siti internet che gestisco. Questo innanzitutto per una questione di costo perché 10 euro all’anno per 10GB di spazio e registrazione del dominio compresa sono pochi, visto che poi questo include oltre a tutta il normale pacchetto LAMP+gestione mail anche il dns.

Certo, mancano alcuno servizi utili come il backup automatico del sito ma alla fine per i piccoli siti con traffico relativo va più che bene e non mi ha mai dato grandi problemi (tranne nel 2010 quando mi si sono persi il database), ma facendo un confronto con i problemi che ho trovato anche su altri hoster non mi lamento.
Adesso che poi sono riusciti a tirare fuori un VPS a basso costo ero ridiventati il mio fornitore preferito fino al 10 aprile.

Cosa è successo in quella data? Semplicemente ho ricevuto una mail dal testo

Salve Elvis,
Si sta avvicinando la scadenza annuale del prodotto ‘topvoucher’ associato al nome a dominio.
I nostri prodotti non prevedono il tacito rinnovo e alla scadenza saranno prontamente disattivati. Se e’ quello che desideri, non tenere conto di questo avviso. …

insomma la solita mail che arriva quando un dominio è in scadenza, solo che in questo caso non c’è un dominio ma si tratta del “topvaucher” che è il loro sistema per gestire il pagamentodei VPS e che quindi per loro natura non dovrebbero scadere, visto poi che recentemente ho anche fatto un bell’acquisto per tenere in piedi il mio server virtuale dove sto spostando alcuni siti internet ed ho messo in piedi delle applicazioni.

Colto dal dubbio ho aperto un ticket tramite il sistema di ticketing:

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una semplice richiesta di delucidazioni, nulla di più.

Il 17 il ticket era ancora indicato come “Il ticket non è stato visionato dal tecnico competente.” e quindi ho aggiunto, sempre sul sistema di ticketing un messaggio “Dopo una settimana di attesa di una risposta scrivo per sollecitare una risposta. “, almeno per capire se è stato preso in carico, se c’è qualcosa da fare e attendo paziente.

Il 24 mi arriva una seconda mail da parte dei Tophost con il titolo “Mancano 28 giorni alla scadenza”. Decido quindi di aggiungere un’altro sollecito e visto che ci sono colgo anche l’occasione di allegare la mail al ticket in modo da dare maggiori informazioni.

Però visto che inizio a perdere le speranze apro un secondo ticket per segnalare un malfunzionamento del sistema di ticketing dal testo “Il ticket 0268890 è stato aperto il 10/04/2013 alle 10:28:59 ma ad oggi segnala ancora come Il ticket non è stato visionato dal tecnico competente.” e la risposta arriva velocissima, infatti solo 3 minuti dopo l’apertura della segnalazione questa viene chiusa con un

“Gentile cliente,
Per sollecitare un ticket o per comunicare informazioni aggiuntive, la invitiamo a visualizzare via web il ticket precedentemente aperto ed inserire le comunicazioni aggiuntive del cliente.
Questo ticket è stato chiuso perché aprendo più ticket per lo stesso argomento le informazioni saranno frammentate e si allungherà la coda lavorazione e di attesa visto che per i tecnici sarà più difficoltoso avere un quadro completo del problema.
Con il suo aiuto in tal senso possiamo riuscire ad erogare un servizio migliore, più rapido e risolutivo.
Ringraziandola per la sua collaborazione la salutiamo.”

Risposta più che ragionevole e corretta solo che io sono ancora li con un ticket più volte solllecitato ma senza alcuna risposta da quasi 15 giorni in che non mi va bene, motivo per cui, il giorno dopo apro un terzo ticket (purtroppo non è possibile riaprire quelli esistenti) con il testo:

“Come indicatomi sul ticket 0270928 ho già sollecitato più volte la risoluzione del ticket 0268890 senza però ottenere nessun risultato e quindi ques’ultimo è ancora aperto dal 10 aprile, 15 giorni senza nessun intervento da parte vostra, vi segnalo che c’è un problema sul vostro sistema di gestione dei ticket oppure ne siate dimenticati oppure che sia finito in qualche coda di attesa.
Vi preannuncio che, a partire da oggi ogni giorno aprirò uno o più segnalazioni di malfunzionamento finché non otterrò risposta alla mia domanda posta sul ticket 0268890
So benissimo che non è un bel modo di agire, ma a mali estremi, estremi rimedi.”

anche questo ticket, nonostante il 25 aprile viene chiuso in meno di 4 ore con un

“Gentile Elvis, purtroppo non siamo noi a gestire i ticket per i topserver. Se aprirà ticket non potremo far altro che dirle di inserire solleciti al ticket già aperto. Le auguriamo buona giornata.”

Come al solito gentili ma purtroppo non risolvono il mio problema ed il tempo passa.

Il 25 aprile, a questo punto più per ripicca che per altro aggiungo un terzo sollecito “Sono 15 giorni che è stato aperto questo ticket ma ancora non è stato preso in carico, Sollecito una risoluzione. “

Il 26, visto che mi annoiavo ho aperto un quarto sollecito ma, colto dal dubbio di aver mal categorizzato il problema ho aperto un quarto ticket, con più o meno lo stesso testo del primo, con una categorizzazione differente, quindi non più “Topserver Topcoin e Topvoucher” ma come “Reparto Amministrazione” per vedere se spostando l’argomento su un tema più amministrativo, quello che effettivamente è veniva risolto prima.

Il 29, dopo 19 giorni che il primo ticket era aperto è scattato l’ennesimo sollecito, ma nulla si muove.

Il 1 maggio ricevo una nuova mail “Mancano 21 giorni alla scadenza”, per risposta il 2 maggio risolleccito il primo ticket e allego la mail, e visto che anche il secondo ticket giace in stato aperto senza nessun intervento di un tecnico, aggiungo una comunicazione utente e allega anche qui la mail.

Il 3 maggio, dopo 23 giorni ennesimo sollecito entrambi i ticket e provo una strategia alternativa, ovvero segnalo al Supporto Tecnico un possibile loro malfunzionamento del sistema di ticketing con il seguente testo:

“Credo che il vostro sistema di ticketing abbia dei problemi nella gestione dei ticket, per cui vi chiedo una verifica in tal senso.
Il caso pratico è il seguente: ho un ticket aperto il 10/04 per chiedere delucidazioni su una mail ricevuta da voi. Non ricevendo risposta dopo una settimana ho sollecitato un risposta sfruttando l’opportuna funzione del sistema di ticketing atta ad aggiunge un commento o informazioni aggiuntive ma il ticket in questione ha continuato a non essere gestito, anzi, guardando il log indica che per 20 volte il ticket è passato prima in stato APERTO, questo accade solitamente in orari notturni verso le 3-4 di notte per poi passare in stato ANNULLATOalla sera del giorno stesso.
Non capisco se ho fatto io degli errori di apertura nel ticket (catalogazione, titolo, …) e che quindi annullandolo e rifacendolo in modo corretto possa venir gestito da un tecnico oppure se si tratta di un difetto del vostro sistema.
Cordiali saluti,
Elvis”

Tempo un’ora il nuovo ticket viene chiuso con un

 

 

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“Gentile Elvis,
il suo ticket è stato girato agli operatori di secondo livello. Le consigliamo. quando apre un ticket, di indicare Tipologia ed Argomento corretti.
Se vuole può sollecitare la lavorazione del precedente ticket da parte degli operatori di secondo livello visualizzando via web il ticket precedentemente aperto ed inserendo le comunicazioni aggiuntive del cliente.
Le auguriamo buona giornata.”

Vabbè, adesso speriamo in questi operatori di secondo livello per vedere se i ticket vengono chiusi … gli do tempo fino a lunedì.

AGGIORNAMENTO DELLE 20.50

Ho appena controllato la posta e finalmente mi sono ritrovato due messaggi da parte del supporto di Tophost che mi rassicurano che i topvaucher non scadono e che posso ignorare il messaggio segno che il secondo livello del supporto ha fatto il suo dovere. Come nota positiva devo anche dire che si sono accorti di aver sbagliato e mi hanno offerto due buoni sconto per l’acquisto di due topvaucher a 0.99€ al posto dei 5.99€ di listino, offerta da me molto gradita 🙂

Ok, lo ammetto, nonostante tutto Tophost rimane il mio hosting preferito 😉

Zero history

Un Gibson è sempre un Gibson. E come sempre dall’inizio già non delude e subito, dalle prime righe ti colpisce come un pugno con la sua narrazione che pressupone che tu viva nel mondo che circonda il romanza e che tu ne conosca come madrelingua lo slang che se ne parla.

Dopo qualche anno di assenza Gibson torna in libreria con Zero History, un nuovo lungo romanzo che si muove sui binari già tracciati da L’accademia dei sogni e “Guerreros”:https://www.phante.com/articles/guerreros-aka-spook-country, ovvero l’abbandono delle atmosfere dello sprawl in favore di un’altra storia ambientata al giorno d’oggi in una Londra normalissima, con il suo traffico, i suoi parchi, i suoi iPhone. Abbiamo quindi una storia che parla si aggira nei meandri del marketing, con, al posto dei cowboy del cyberspazio, cacciatori di trend e stilisti di moda nascosta.

Devo ammetterlo, questa attualizzazione nel mondo reale non è una cosa che mi esalta troppo. Io adoravo il cyberpunk sporco e veloce dei romanzi dello Sprawl o del Ponte quindi questa recensione potrebbe essere viziata da un pregiudizio di fondo, anche perché nel suo complesso non mi ha soddisfatto.

L’inizio è buono, l’immersione nel mondo e la scrittura sono quelli che mi aspettavo e che mi piacciono, la trama non è del tutto esaltante perché ricalca il tema dei cacciatori di trend modaioli che è già presente nel L’accademia dei sogni anche se qui è molto più terra terra, ma poi andando avanti con il libro la storia si ammoscia, l’impressione che ho avuto e che si impantana e il nostro autore faccia fatica a tirarla fuori. Ci prova nel finale, con un blitz, nel suo classico tentativo di ribaltamento del mondo, ma non c’è la fa, perché il finale barcolla un po’, non fluisce a dovere.

Insomma non posso certamente dargli un voto negativo ma non sono estasiato da questo romanzo.

Ah si, il romanzo originale è uscito nel 2010 mentre in italia è stato pubblicato per la prima volta solo nel 2012 per opera di Fanucci e solo in formato rilegato … non capisco perché queste case editrici si ostinino a non fare i libri nuovi anche in formato elettronico.

 

OSX: voci duplicate nel menù Apri con

Dopo un cinque anni di utilizzo continuativo e tre versioni di sistema operativo la mia installazione di osx funziona ancora correttamente ma ogni tanto anche lei inizia a subire qualche noioso acciacco di vecchiaia.

Una di queste cose fastidiose è costituita dalla duplicazione delle voci nel menù contestuale che non fa nessun danno ma è brutta da vedersi.

A quanto pare, stando a questo sito il problema si trova nel database del servizio Launch che a forza di cancellare e aggiornare applicazioni si sporca e quindi ha bisogno di essere ripulito.

Per fortuna che os x in questo è abbastanza autonomo nel farlo e non pretende da noi di andare a pulciare un registro, estensione per estensione e cancellare quello che non ci serve ma ci premette, mediante un comodo comando da lanciare via terminale di fargli fare questo lavoro di ricarica.

Quindi adesso potete aprire un terminale e lanciare questo comando

/System/Library/Frameworks/CoreServices.framework/Frameworks/LaunchServices.framework/Support/lsregister -kill -r -domain local -domain system -domain user

aspettare un paio di minuti ed il gioco è fatto.

No pubblicità

Oggi pomeriggio sono andato a fare un po’ di volantinaggio per la Festa di San Giorgio Martire che si terrà il week end del 20 e, mentre andavo in giro per il paese in bicicletta e con la mia Temba Messanger in modalità messaggero con circa 200 libretti dentro mi sono imbattuto in moltissime cassette delle lettere con su scritto “No pubblicità”, allo scopo di non essere fastidiosamente riempiti di volantini oppure offerte straordinarie.

Ora io dico, come se i volantini fosse il male del mondo, io piuttosto sulla mia cassetta delle lettere più che un “No pubblicità” ci metterei invece un bel cartello “No bollette” oppure “No tasse” che mi sembra molto più utile 🙂