Il grande e potente Oz

Ieri sera novo giro al cinema per vedere il preannunciato “Il grande e potente Oz”. Contrariamente dal penultimo film che ho visto (“Upside Down”:https://www.phante.com/articles/upside-down) devo dire subito che questo film mi è piaciuto e quindi la recensione sarà breve e senza sarcasmo 🙂

Ma veniamo al dunque, il film si posizione temporalmente prima della storia narrata ne “Il mago di Oz” e in questo caso il nostro protagonista è appunto il nostro mago alle prese con le vicessitudini del suo paese omonimo, ma non andrò oltre con la storia per non fare anticipazioni e lasciarvi tutto il gusto della scoperta.

Invece, parlando di attori e registi bisogna subito dire che la mano di Sam Raimi nella regia è palese già dall’inizio del film con alcune scelte stilistiche, magari non del tutto innovative ma sicuramente coinvolgenti, e con alcune parti di film che ricordano nettamente altri suoi capolavori. Dal punto di vista scenografico il film è estremamente colorato, saturo e fiabesco, come ben si adatta al mondo di Oz. Buona anche la presenza in scena di James Franco che indossa i panni del mago con naturalezza creando quindi un buon personaggio adatto alla controversa figura del mago di Oz.

Insomma un buon film di intrattenimento che cattura bene lo spettatore per tutte le sue due ore e dici, di cui merita citare quella che è un’ottima, anche se poco convenzionale, “battaglia finale”.

Faccio solo una nota di sfondo, dedicata ai genitori di bambini piccoli: non è che se un film tratta una storia fantastica ed è marcato disney sia obbligatoriamente adatto a tutte le età. La sala del cinema era stracolma di bambini ma indubbiamente per buona parte del film si sono certamente annoiati perché si tratta di un film lungo, che ha i suoi ritmi ed entra abbastanza sui personaggi. Quindi prima di portarli al cinema informatevi su cosa andate a vedere e sullo stile del regista, perché altrimenti vostro figlio potrebbe iniziare a lamentarsi e dare fastidio al resto della sala …

Upside Down

La ricetta è semplice e gli ingredienti sono due, il primo è la classica storia dell’amore impossibile tra la bella nobildonna un po’ spaesata e il popolano poveraccio ma intraprendente, il secondo è un tema caro alla fantascienza con il ribaltamento delle leggi della fisica che crea una situazione impossibile e certamente non abituale.
Mescolate insieme a dovere queste due cose aggiungendoci un cucchiaino da the di fiaba in polvere, infornate per 107 minuti e dopo di questo avrete tirato fuori dal forno quel pastone lievemente informe e insapore che è Upside Down.

Ma analizziamo meglio questo film parte appunto dagli ingredienti e iniziamo appunto dalla storia d’amore. Come dicevo sopra si tratta del classico amore impossibile, il giovane scapestrato popolano senza famiglia incontraper un caso fortuito nel suo peregrinare, la bella e altrettanto giovane nobildonna. Essendo lei una gran bella ragazza sorridente (in questo caso abbiamo la nota Kirsten Dunst) questa fa ovviamente subito breccia nel cuore del giovane, ed essendo il nostro eroe un simpatico scapestrato che fa tenerezza (un ignoto, almeno per me, Jim Sturgess) la cosa è reciproca. E fino a qui siamo nel pieno del clichè per questo genere di film.
Ovviamente questo loro dolcissimo amore è osteggiato dall’ordine costituito (e in questo caso anche dalla fisica ma di questo parlerò dopo) che prevede che popolani e nobili non possano amarsi e vivere insieme probabilmente per non sporcare la razza. Ne risulta quindi che i nostri giovani faranno di tutto per incontrarsi, sfidando le leggi ed il mondo intero, lottando strenuamente per consentire al loro amore imperituro di sbocciare completamente e bla bla bla bla … insomma la solita storia e ci sono mille mila film del genere e questo certamente non fa eccezione.

Ma veniamo al secondo ingrediente, il ribaltamento delle leggi della fisica.
In questo caso, nel nostro universo parallelo, costituito da due pianeti che si trovano molto vicini, e quando dico vicino vuol dire che siamo a portata di montagna o palazzo (come potete vedere nella locandina del film), esistono tre fondamentali regole delle gravità:
# Tutta la materia è attratta dal centro di gravità del pianeta da cui proviene, non l’altro.
# In virtù della prima regola, il peso di un oggetto può essere controbilanciato con la materia del mondo opposto (“materia inversa”).
# Dopo un variabile, ma solitamente breve, lasso di tempo, la materia a contatto con quella inversa dà origine alla combustione.

La prima impressione che ne esce da questa lista è: “Fficooo! Come faranno i nostri eroi ad amarsi quando anche la fisica è contro di loro? Dai che andiamo al cinema a scoprirlo!”
Quindi a livello cinematografico la prima legge è facile da rispettare perché le gravità non si mescolano e quindi l’interazione tra i corpi è facile da gestire. La seconda legge è addirittura banale perché se prendiamo un pezzo di ferro di un chilo di massa del pianeta “basso” e lo leghiamo ad un pezzo uguale proveniente del pianeta “alto” e lo lanciamo in aria questo dovrebbe stare li a volteggiare o più che altro dovrebbe cadere lentamente verso il mondo più vicino perché anche se la gravità è strana nulla indica che non debba seguire newton ed essere quindi inversamente proporzionale al quadrato della distanza.

Ma sul terzo punto cade la baracca ed i burattini, perché qualsiasi materia a contatto con quella inversa da origine alla combustione. Qualsiasi, non,che ne so ferro, non carta, ma qualsiasi.

Quindi per definizione i nostri due eroi non possono stare vicini troppo a lungo pena la combustione. Ma allo stesso tempo il nostro scapestrato eroe non può stare troppo a lungo sul pianeta della fanciulla perché si surriscalderebbe al semplice contatto con l’aria.
E invece no, sul film questo non accade, l’unica cosa che sembra surriscaldarsi sono i metalli, e solo ogni tanto, ad esempio una vite dentro un comodino di legno non si surriscalda, mentre dentro una stufa spenta di metallo si.

Mi giudicherete puntiglioso e pedante, e si, forse avete anche ragione, ma quando vedo qualcosa che non capisco o che non quadra bhè, mi rovina il film, anche perché questo non è l’unico caso, ma c’è ne sono altri ancora più macroscopici che veramente non hanno senso e mostrano una estrema superficialità nella sceneggiatura o più che altro una voluta superficialità per far quadrare una situazione che non potrebbe funzionare e piena situazioni incomprensibili e fantozziane.

Comunque anche chiudendo un’occhio sulla fisica quello che ci resta in mano è un film scialbo, ripetitivo, che non approfondisce ne il mondo fantastico ne la lotta per la conquista dell’amore, un film che scorre abbastanza bene sulla fase preparatoria, quella che porta il nostro eroe ad incontrare la nostra ragazza, ma che da li si impantana e non riesce a procedere rendendosi persino noioso a tratti.

Quindi per concludere questo è un film che vi sconsiglio, se proprio volete fatevelo prestare ma non spendeteci un’euro.

Django Unchained

Anche se ormai un po’ vecchiotta pubblico questa recensione in ritardo, ma sono stato impegnato e quindi è rimasta nelle bozze per quasi un mese, insomma per tagliare corto a fine gennaio sono andato a vedermi Django Unchained, ultima fatica di Tarantino.

Quello che ci troviamo di fronte in questo film è chiaramente definibile con l’aggettivo “Tarantiniano”, e infatti si vede la mano e lo stile del regista dall’inizio alla fine e non ci delude nemmeno questa volta offrendoci un’ottimo film, per nulla scontato, che oltretutto ha il pregio di riportare in auge il tema della schiavitù negli stati uniti nella sua durezza e anche con un’attimo di ironia.

Note di merito sul film gli attori, un’ottimo Christoph Waltz che mi era già piaciuto un sacco nel ruolo di Hans Landa in Bastardi Senza Gloria, che qui interpreta un tedesco cacciatore di taglie, uno spettacolare Jamie Foxx, nel ruolo di Django e un pregevole Leonardo DiCaprio che devo ammettere non mi dispiace per niente come attore, stavolta nel ruolo di un proprietario terriero ovviamente schiavista. Solo quando sono arrivato a casa mi sono accorto anche della presenza di Samuel L. Jackson in un ruolo molto importante e ben fatto.

Il film che è quindi frizzante e ben fatto, e seppur lungo 2 ore e 3/4 (165 minuti) scorre estremamente bene tanto che non ci si accorge nemmeno del tempo che passa, con solo un po’ di stanchezza solo sul finale, ma dopo due ore seduti su una poltrona del cinema ci sta anche.
Quindi bene, l’ennesimo film adatto ad una buona serata in compagnia, ricordatevi però che è pur sempre Tarantino, con la sua follia, con le sue citazioni da B movie e con il suo splatter per cui se può imbrattare una villa di sangue, bhè state certi che lo farà, quindi sapete cosa aspettarvi.

Marathon. La battaglia che ha cambiato la storia

Lo ammetto, ho preso questo libro perché era tra le offerte del giorno di Amazon a soli 0.99€. Catturato dal fatto che comunque un libro a meno di un’euro non si rifiuta mai e poi l’idea del romanzo storico ambientato ai tempi della battaglia di Maratona in qualche modo mi intrigava.
O più che altro quando ho letto “battaglia”, “maratona” mi sono venute in scena immagini di 300 e Troy e qualche reminescenza scolastica dello Scudo di Talos di Manfredi. Insomma parliamo di qualcosa che potenzialmente potrebbe essere interessante ed avventuroso e nel comtempo che mi dava l’opportunità di imparare qualcosa visto che l’autore è descritto come “un grande narratore di battaglie”.

Quello che mi sono trovato in mano è invece un romanzo noioso, quasi interamente incentrato una egoistica ed assurda lotta tra tre amici, lo sfigato eterno perdente, il figo atleta vigoroso e muscoloso, il freddo arrivista calcolatore (roba degna dei classici film liceali yankee) che nel bel mezzo della battaglia decidono di sfidarsi per definire qual’è di loro il più bullo per potersi sposare la belloccia di turno che in questo caso è una vedova che a quanto pare non è nemmeno belloccia ma solo piena di soldi ed agganci.

Fortuna che questa pantomima viene addolcita con degli interessanti spunti storici dedicati alle tattiche di battaglia e alla prima prova sul campo della giovane democrazia da poco inventata, ma resta pur sempre troppo poco per renderlo un libro gradevole. Personalmente lo sconsiglio.

Ah si, per la cronaca non l’ho ancora finito … spero di sopravvivere fino alla fine, anche sono sono solo poco oltre alla metà …

 

La mano sinistra di Satana

Libro indubbiamente piacevole che, rispolverando Jack Lo Squartatore, assume il suo fascino e cattura l’attenzione in questa Londra di fine ‘800.
Però ha molte pecche, innanzitutto tutti la confusione nella descrizione di alcune scene in cui si salta di qua e di là rendendo difficile la lettura. Oltre a questo anche il contenuto esoterico/psicometrico mi ha poco convinto e non riesco a capire perché è stato scomodato in quanto praticamente non necessario al fine della storia. Adeguato ad una lettura da svago senza tante pretese. Personalmente l’ho preso catturato dal titolo e dall’offerta di Amazon che offriva la versione Kindle a 0.49 €, mentre al prezzo pieno di 4 euro ci avrei pensato tre volte prima di acquistarlo.

Gangster Squad

Sabato sera cinema e sono andato a vedermi Gangster Squad. Come dice anche il nome il film in question è un buon film dedicato ai gangster americani e quindi ci ritroviamo le tipiche atmosfere degli anni 20-30 solo che in questo caso sono trasposte, al posto delle classiche ambientazioni della costa est con New York e Chicago, sulla costa ovest, in una Los Angeles che con la sua presenza patinata da un tocco di nuovo al genere.

Il film si muove bene dall’inizio alla fine, con una buona storia, anche se è un po’ la versione “arcade” de Gli Intoccabili, con un buon ritmo, buone scenografie e un’attento uso degli artifici che oggi ci offre la computer graphics con movimenti di camera impossibili e bullet time. Insomma un bel film perfettamente godibile e adatto ad una serata di intrattenimento.

Oz The Great and Powerful

Ieri, scovando la citazione dell’Armata delle Tenebre mi sono messo a vedere cosa stava facendo di bello il buon Sam Raimi e mi sono imbattuto sul trailer del suo prossimo film

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che dire, innanzitutto non è un reboot di qualcosa il che è bene e anzi, potrebbe essere un prodottino interessante … vedremo quando uscirà in italia 🙂

10 italiani che hanno conquistato il mondo

In questi giorni mi sono letto 10 italiani che hanno conquistato il mondo di Simone Marcuzzi, autore che conosco sia di persona che in particolare per gli altri libri che ha scritto (“Cosa faccio quando vengo scaricato e altre storie d’amore crudele” e “Vorrei star fermo mentre il mondo va”).

Il libro, edito da Laurana, fa parte della collana Dieci che presenta diversi altri titoli del tipo “10 qualcosa e qualcos’altro”, quindi quello che ci si può aspettare in prima battuta e che il buon Simone abbia fatto i compiti per casa da bravo bambino e ci abbia presentato dieci belle biografie commentate a dovere … una noia incredibile insomma.

Ma invece Marcuzzi ci stupisce con dieci simpatici racconti in cui parla di lui, in modo autobiografico, tramite delle esperienze anche apparentemente forzose e magari nei modi più improbabili e assurdi, si connetta a questi dieci personaggi che dovrebbero salvare l’Italia agli occhi del mondo, il tutto ovviamente condito dalle opportune note biografiche. Quindi al posto del noioso compendio biografico previsto ne esce fuori una piacevole raccolta di racconti che si macina in poche ore, adeguata ad una lettura di svago e che eventualmente può fungere da trampolino per incentivare l’approfondimento sulla vita dei personaggi.

Lo Hobbit

Da buon appassionato Tolkeniano sono andato al cinema a vedermi Lo Hobbit e quindi non posso esimermi da un commento su questa nuova opera firmata Peter Jackson

Innanzitutto si tratta di una trilogia e questo primo film dura circa tre orette, per la precisione 169 minuti. Se proietto questo sul tre film vuol dire che abbiamo di fronte un’altra epopea lunga 9 ore. Se andiamo a considerare che la versione estesa della trilogia Signore degli Anelli dura nel suo complesso ben 682 minuti che sono passa 11 ore abbiamo comunque un bel confronto che lascia parecchio perplessi.
Si anche perché come tutti sanno il libro de Lo Hobbit, se confrontato con il fratello maggiore è uno scricciolo, scritto anche con caratteri larghi.

La prima domanda che sorge è quindi: cosa si è inventato Peter Jackson per far durare quello che chiunque avrebbe al massimo diviso in due in una cosa divisa in tre? Anche perché se mentre sul signore degli Anelli la trilogia è d’obbligo (sono pur sempre tre libri) ne Lo Hobbit è ovviamente forzosa.

Vabbè, ma per mia fortuna, o più che altro visto che ultimamente ho altri interessi molto più stimolanti, sono andato a vedere questo film senza aspettative e pregiudizio, giusto per godermi una bella serata in compagnia e inizierò con un giudizio sintetico giusto per non fare spoiler per chi non è ancora andato a vederlo e intende andare al cinema.

Il giudizio complessivo è certamente positivo, la resa visiva e nulla di più o di meno rispetto a quanto eravamo abituati sul ISDA e riprende ambientazioni e personaggi in modo preciso e fedele. Alcuni effetti visivi non mi hanno convinto in prima battuta, ma non so se si trattava del cinema o effettivamente di imprecisioni nella produzione.
Musicalmente, la colonna sonora è ottima, ricollegandosi a quella della trilogia precedente per enfatizzare i momenti comuni ma per il resto ha uno stile nuovo con dei bei momenti vocali. La storia se la cava molto bene, nonostante le paure iniziali riprende bene il libro e si collega bene al Signore degli Anelli.
Della storia è pregevole il fatto che comunque è stato mantenuto lo stile “fiabesco” e scherzoso del romanzo originale.

Per chi ha letto il libro devo dire che l’adattamento è buono, anche se qualche licenza poetica il buon Jackson se l’è presa ma nel complesso un bel 7+ se lo merita.

Spoilerando un po’ (non andate avanti se non volete rovinarvi la sorpresa) devo dire che ho apprezzato parecchio l’inizio del film con l’introduzione di Bilbo da vecchio e la storia che si incastra perfettamente con la versione cinematografica del signore degli anelli poco prima dell’apparizione di Gandalf.

Il film in sostanza tratta tutta la parte iniziale del viaggio fino al salvataggio da parte delle aquile, quindi rimane sempre il grande dubbio su cosa ci sarà negli altri due film, anche se, visti che nel film è parecchio presente la presenza di bosco atro e del negromante credo che verrà usato molto questo tema per allungare la storia. E questa idea comunque mi piace perché la storia di Sauron pre-Mordor, è un bel tema che nel Signore degli Anelli purtroppo non aveva spazio, mentre qui aiuta a rendere più completa la storia, anche se nel libro viene presa molto di striscio anche se citata.

Simpatica anche l’introduzione di Radagast che ovviamente nella storia originale non c’era ma che qui fa la sua comparsata, anche se sembra un vecchio pazzo, in modo intelligente per introdurre appunto Dol Guldur e il suo Stregone.

 

Le 5 Leggende

Cosa c’è di meglio per completare la giornata di Natale con un bel filmetto in buona compagnia? Penso nulla o quasi nulla e quindi quest’anno alla sera di Natale sono andato al cinema in quel di Silea. Il primo problema del cinema è stato quello di svicolare le merdavigliose proposte italiche che, come da prassi produce solo materiale adeguatamente decerebrato, ma fino qui tutto bene visto che nella fascia delle 20 il cinema offriva anche Ralph Spaccatutto della Disney e Le 5 Leggende targato invece Dreamworks, e nonostante la mia nota preferenza per il mondo Disney la scelta è caduta, devo ammettere con estremo piacere, su Le 5 Leggende.

Il film in questione è veramente ben fatto con una gran bella storia, un bel ritmo e soprattutto un’adeguata dose di divertimento, pur senza cadere nello svacco come accade invece di solito per i titoli targati Dreamworks.

I personaggi poi sono molto ben caratterizzati e giocano molto con i contrasti. In particolare il film ci presenta un Babbo Natale tatuato che va in giro con due sciabole e si fa aiutare degli Yeti ed Elfi pasticcioni, un Coniglio Pasquale, Calmoniglio nel film, ipermuscoloso e alto un metro e ottanta. Molto interessante anche la fatina dei denti Dentolina con le sue aiutanti simili a colibrì e soprattuto Sandman, un nome leggendario molto noto agli appassionati dei Metallica ma che in italia è poco conosciuto. E per finire Jack Frost, leggenda sempre più anglosassone, mostrato come un ragazzo bizzoso e scherzoso. Questo quintetto lotterà fino alla fine con l’Uomo Nero, Pitch Black, che si nutre della paura e cerca di irretire tutti i bambini del mondo.

Con questi ingredienti ne esce quindi un film molto piacevole e godevole appunto per la sua storia.

Devo dire che nettamente meno pregevole è invece la forma grafica, si ben fatta, nulla da eccepire, ma che comunque si posiziona anni luce di distanza dai maestri della Pixar, in particolare per i materiali. Volete un’esempio? La barba di Babbo Natale è praticamente di plastica, le luci sono ben fatte ma non mi convincono, i tessuti non sono all’altezza … vabbè lo ammetto, sono un po’ prevenuto e ipercritico e ho passato oggi pomeriggio a guardarmi Brave in edizione blue ray sul un televisore in full hd, Monster & Co sempre in blue ray e anche Ratatuille invece in dvd ma bisogna ammetterlo che non c’è confronto 🙂

Come nota a margine della serata, in sala ho trovato che l’occupante della poltrona alla mia sinistra era una bestia della stessa dimensione di Jabba the Hutt che si ingozzava di pop corn … quindi, a parte il gusto della prima visione, è molto meglio godersi i film in salotto con una comoda tv full hd e un’impiantino audio decente piuttosto che spendere 7-8 euro per un cinema a bassa qualità e con pessimi occupanti della sala …