Planes

Ieri serata dedicata al cinema di animazione con lo spin off di un film Pixar che amo tutt’ora e che, invece che al mondo delle corse a quattro ruote, è stavolta dedicato ai cieli azzurri: Planes.

Questo film, nonostante riprenda a piene mani il mondo firmato Pixar non è prodotto da quest’ultima ma è marchiato DisneyToon Studios, studio sempre di casa Disney che, guardando il suo portafoglio è dedicata ai sequel, serie e spin off.

La storia non è niente di nuovo, la mano Disney c’è e si sente, quindi vi troverete di fronte a tanti buoni sentimenti, tanta amicizia, un pizzico di avversità che rendono più forti, un po’ di dramma per creare suspance … se avete già visto qualche altro cartone abbastanza recente potreste scrivere voi l’ossatura della sceneggiatura e non essendo un prodotto della casa madre (Pixar) non ho visto nemmeno l’innovazione tecnica che caratterizza le nuove uscite.

Mi chiederete a questo punto perché dover andare a vedere un film del genere? Semplicemente perché anche se ha tutto quanto ho detto sopra è comunque bello, ben fatto e divertente, ottimo per passare 90′ divertendovi e commuovendovi come bambini … serve qualche altro motivo? 🙂

Come nota a margine devo dire che qualcosa che non non va c’è, il film in certi momenti è un po’ frettoloso, sorvola velocemente (in senso letterale) certe tappe di trasferimento che invece potevano fungere da spunto per mostrare un po’ di mondo o dare un minimo di pathos allo storia ed è un peccato perché allungando il film di soli pochi minuti ne sarebbe uscito un prodotto nettamente migliore adatto ad un pubblico più vasto e non solo a quello home video dei bambini che è ovviamente il target principale.

Now You See Me

Ultimo film visto al cinema è Now You See Me, che ovviamente visto che in Italia i titoli originali e semplici non vanno mai bene è stato anche sottolineato come “I maghi del crimine” … ma vabbè, bando alle ciance.

Il film in questione si presenta molto bene unendo una serie di ingredienti interessanti come la magia ad alto livello e la pianificazione di un crimine, una cosa alla Ocean per farci capire. Abbiamo quindi sul grande schermo un film intrigante che unisce azione e fantasia e ci cattura tranquillamente per quasi due ore. Approvato per una buona serata di qualità!

Art. 154 del codice della strada

Art. 154. (1)
Cambiamento di direzione o di corsia o altre manovre.

1. I conducenti che intendono eseguire una manovra per immettersi nel flusso della circolazione, per cambiare direzione o corsia, per invertire il senso di marcia, per fare retromarcia, per voltare a destra o a sinistra, per impegnare un’altra strada, o per immettersi in un luogo non soggetto a pubblico passaggio, ovvero per fermarsi, devono:

a) assicurarsi di poter effettuare la manovra senza creare pericolo o intralcio agli altri utenti della strada, tenendo conto della posizione, distanza, direzione di essi;

b) segnalare con sufficiente anticipo la loro intenzione.

2. Le segnalazioni delle manovre devono essere effettuate servendosi degli appositi indicatori luminosi di direzione. Tali segnalazioni devono continuare per tutta la durata della manovra e devono cessare allorché essa è stata completata. Con gli stessi dispositivi deve essere segnalata anche l’intenzione di rallentare per fermarsi. Quando i detti dispositivi manchino, il conducente deve effettuare le segnalazioni a mano, alzando verticalmente il braccio qualora intenda fermarsi e sporgendo, lateralmente, il braccio destro o quello sinistro, qualora intenda voltare.

Ma allora perché in tutta l’autostrada da Mogliano fino a Belluno solo in due ne ho trovati che usavano le freccie?

Zabbix: sistema di monitoraggio

Recentemente ho scoperto questo stupendo software per il monitoraggio dei sistemi. La cosa bella è che ha prestazioni veramente enterprise anche se open source, quindi ho colto l’occasione al volo di installarlo sul mio vps.

Zabbix (http://www.zabbix.com/) è in grado di monitorare sia sistemi fisici sfruttando un’opportuna agente installato oppure anche siti internet monitorandone le prestazioni ma anche l’effettivo funzionamento in quanto è in grado di controllare i codici http e verificare la presenza di una stringa nella risposta.

Zabbix è composto da varie componenti, il server vero e proprio che vive in modo autonomo, lo storico dei dati che vive invece su un database (nel mio caso mysql), un’eventuale agente da installare nella macchina da monitorare (per i siti internet il server dovrebbe bastare) e un front-end per la gestione che invece richiede un server http e php. Nella documentazione si fa riferimento solo a Apache, ma nel mio caso NGINX va più che bene.

In questo momento sono riuscito anche ad estendere, senza troppa fatica, il sistema in modo che sia in grado di monitorare una serie di informazioni di NGINX, di php-fm e lo stato acceso/spento del server davmail che ho messo in piedi.

Nel mio caso la mia distribuzione Ubuntu 12.04 ha già prepacchettizato Zabbix 1.8 mentre sul sito è disponibile anche la 2.0.

Prossimamente vedrò di scrivere due righe sulle configurazioni che ho fatto 😉

The Lone Ranger

Film visto subito dopo l’uscita. Una specie di Pirati dei Caraibi in chiave western anche se ha i suoi spunti interessanti nella storia. Molto divertente, ben scritto e con degli ottimi paesaggi. Anche se la recensione è di poche parole (pigrizia estiva) lo consiglio per un’ottima serata 🙂

Islanda (e Londra mio malgrado): parte 11, This is the End

260 km, circa tre ore d’auto, e una pioggia battente ci accompagna per quasi tutta la strada.
Questo è il riassunto di questa nostra ultima giornata in Islanda perché domani si riprende l’aereo e si torna in quel di Londra prima di tornare definitivamente a casa.

Partiamo da Sæberg abbastanza presto e facciamo colazione all’unica stazione di servizio della zona poco più a sud del nostro ostello. Continuiamo la nostra strada nella pianura tra scrosci di pioggia e tramonti spettacolari.

Così, davanti a me, completo ... mai visto

Attraversiamo delle zone umide, molte belle ed interessanti ma non c’è verso di fermarsi, la pioggia continua a tempestarci senza tregua e quindi proseguiamo veloci verso sud, fino a Borgarbyggð e da li ancora giù in direzione Akranes anche se qui invece che fare il comodo passaggio che attraversa velocemente il Hvalfjörður prendiamo la 47 che fa il giro attorno al fiordo. Qui non c’è nulla di spettacolare da vedere se non la desolante presenza della stazione baliniera, ma il tempo è veramente pessimo e anche se proviamo a scendere un’attimo per quella che sembra un’area archeologica “alla Islandese” desistiamo subito e riprendiamo la strada e decidiamo che la Blue Lagoon è la nostra meta per toglierci questa depressione da pioggia che ci attanaglia lo spirito.

Poco a nord di Reykiavick c’è un po’ di emozione quando ci immettiamo nella stessa rotonda che 6 giorni prima segnava l’inizio della nostra circumnavigazione. Sorpassiamo la città velocemente e sulla corsia opposta della strada incontriamo quelli che sono i carri del gay pride che si svolgeva proprio oggi in città segno che anche la manifestazione ha subito l’effetto del pessimo clima.

Ma finalmente raggiungiamo la Blue Lagoon dove apprezziamo l’efficenza e la capacità Islandese in una bella struttura ben fatta. Qui passiamo diverse ore a mollo nell’acqua a quasi 40 gradi con all’esterno a 15 gradi e la bufera che imperversa, a volte entrando in sauna ed uscendo all’aria sferzante.

The Blue Lagoon ...

Alla fine della nuotata riprendiamo la macchina e torniamo in città per prendere posto nell’ostello, adesso il tempo si è un po’ calmato e, dopo aver confermato al ragazzo alla reception che non siamo due personaggi ambigui (cosa che potrebbe essere visto che siamo due uomini che viaggiano soli mentre in città c’è un gay pride) andiamo a farci un giro verso il porto per avvicinarci al Sægreifinn dove già pensiamo di cenare a balena e salmone anche perché anche se sono solo le 18 abbiamo parecchia fame visto che abbiamo saltato il pranzo a causa della nuotata.

Reykjavik, Johanna filglia di Gisla

Reykjavik

Reykjavik, porto vecchio

Reykjavik, pescatori d'esperienza

Dopo il giro nel porto il Sægreifinn ci accoglie con la sua cordialità, con la sua balena stupenda ma soprattutto con il miglior pezzo di salmone che abbia mai mangiato in vita mia.
Dopo l’ottima cena torniamo in ostello dove mi prefiggo l’obiettivo di assaggiare almeno un bicchiere di “Brennivín”:http://en.wikipedia.org/wiki/Brenniv%C3%ADn il liquore locale che solitamente viene usato per buttare giù lo squalo putrefatto.

Qui l’uomo dell’ostello ci serve i bicchieri e aspetta con aria furba che ne beviamo un primo sorso, al che ci chiede “Forte?” e Abramo con scioltezza assoluta risponde con un semplice “No, a casa sua ne ho bevute di più forti fatte da suo padre” lasciandolo basito.

Ma oramai è tardi e prendiamo posto nelle nostre cucciette mentre fuori imperversano i festeggiamenti del sabato sera tanto che al mattino, quando usciamo per tornare in aereoporto fuori c’è ancora chi gozzoviglia.

Anche stamattina piove, ma per una volta questo ci viene d’aiuto perché l’acqua fa si che la nostra ammiraglia, lorda come una fuoristrada di sabbia solforosa, sembri anche abbastanza pulita così da poterla riconsegnare senza problemi.

Ma è l’ora, adesso prendiamo il nostro aereo che ci farà abbandonare la grande isola.

Addio Islanda mi mancherai


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Ah si, dopo l’Islanda il viaggio prevedeva una notte e un giorno a Londra che per ovvii motivi non vi descrivo perché non vedevo l’ora di abbandonare quella città malsana. Abbiamo preso alloggio in uno stabile vittoriano, bellissimo da fuori ma dentro nemmeno lontanamente paragonabile alla peggior bettola islandese, con una moquette pessima ovunque, letti a castello fatti di un truciolare orribile, e non voglio commentare i bagni visto che, anche se magari non erano sporchi mi hanno fatto passare tutta la voglia di fare una doccia.

E qui finalmente si conclude il nostro diario di viaggio in questa terra stupenda e favolosa che consiglio a tutti gli amanti del genere di visitare almeno una volta nella vita.

Resta solo un’ultimo post da fare dedicato stavolta alle spese di un viaggio in Islanda.

(continua)

*Puntate precedenti:*
“parte 10”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-10
“parte 8: da nord a sud”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-8-da-sud-a-nord
“parte 7: Tra ghiaccio e sabbia nera”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-7
“parte 6: Il circolo d’oro”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-6-il-circolo-d-oro
“parte 5: La penisola di Reykjanes”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-5
“parte 4: Primi passi nella terra del ghiaccio”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-4
“parte 3: Dramma all’aereoporto”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-3
“parte 2: Londra”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-2
“parte 1: La nascita dell’idea e la partenza”:http://www.phante.com/articles/islanda-e-londra-mio-malgrado-parte-1

Pandispezie al cioccolato a la Frison

Impasto:

  • 200 gr. di farina di grano tenero 00
  • 100 gr. di farina grano saraceno o segale
  • cannella (polvere) mezzo cucchiaino da caffè
  • chiodi di garofano (macinato) un cucchiaino da caffè (solo le “teste”)
  • noce moscata (grattuggiato) mezzo cucchiaino da caffè
  • zenzero (polvere) un cucchiaio da tè
  • pepe (macinato) la punta di un cucchiaino da caffè
  • peperoncino (polvere) la punta di un cucchiaino da caffè
  • una bustina di lievito per dolci
  • 100 gr. di burro
  • 180 gr. di zucchero di canna
  • 100 gr. di miele (acacia o millefiori)
  • 3 uova
  • 5 cucchiai (da cucina) di latte
  • 120 gr. di cioccolato fondente

Lavorare burro, zucchero e miele fino a ottenere un composto morbido.
Aggiungere i tuori uno alla volta e il latte.
Montare gli albumi a neve.
Setacciare assieme le farine, le spezie e il lievito; incorporare all’impasto. L’impasto tenderà a diventare abbastanza denso. In caso sia troppo denso (soprattutto nel caso le uova siano piccole) correggere con un cucchiaio extra di latte.
Incorporare gli albumi e per ultimo il cioccolato fondente grattugiato in maniera grossolana. L’ideale è a coltello in modo da avere sia briciole molto piccole che si fonderanno con l’impasto, sia pezzi di dimensioni generose e irregolari che resteranno “a galla” senza affondare nella parte bassa del dolce.
A piacere si possono aggiungere noci, uvetta e altra frutta secca a piacere (non eccede oltre i 150 gr. addizionali per non rendere l’impasto troppo pesante).
Infornare in uno stampo da plumcake a 180° per circa un’ora. Attorno ai 45/50 minuti abbassare il forno a 150-160° e accendere il ventilato.

Glassa:

  • 100 gr. di cioccolato fondente
  • 80 gr. di panna fresca
  • 80 gr. di zucchero a velo

Sciogliere a bagnomaria il cioccolato, incorporare zucchero e panna. Lasciar raffreddare e “stuccare” la parte superiore del dolce una volta ben freddo.

Islanda (e Londra mio malgrado): parte 10, il solitario nord

Ormai dopo diversi giorni di viaggio abbiamo capito che in tutta la pianificazione che avevamo fatto in italia avevamo sopravvalutato alcune distanze e sottovalutate altre, in particolare per le tappe che non hanno delle esplicite caratteristiche turistiche e, dopo aver fatto i fiordi del sud est l’idea che ci siamo fatti e che quest’altro trasferimento da Akureyri fino al Sæberg Hostel sarà un’altro tappone lungo e senza particolari cose da guardare.

Questo non vuol dire che l’islanda ci ha annoiato o che non c’è nulla da fare, ma che semplicemente a parte fermarsi ad ammirare il paesaggio ogni tanto non c’è molto da fare e che per andare oltre a quello che si vede poco distante dalla strada sono necessarie troppe ore per raggiungerlo.
Quindi, invece che ripremdere la 1 e andare diritti per la nostra strada decidiamo di seguire di nuovo la costa verso nord, passare per Siglufjörður, circumnavigare la penisola fino a Sauðárkrókur e da li discendere fino all’ostello.

Un giro lunghissimo, estremamente solitario e funestato dal maltempo ma che, nonostante tutto ci ha garantito dei paesaggi meravigliosi, in una zona estremamente solitaria, forse anche più di quanto eravamo abituati, attraversato da una strada impervia, esposta direttamente sull’oceano, un tunnel lungo e stretto, quasi a senso unico, e dopo questo, quando meno te lo aspetti, esci da una galleria e ti trovi davanti ad una specie di sagra paesana, un centinaio di automobili li parcheggiate, una massa di persone che nemmeno nelle città sei più abituato a vedere ed il tutto per cosa? Un torneo di calcio per ragazzine!

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The Road goes ever on and on ...

Il primo posto utile per incontrare un po’ di civiltà è Hofsós dove, nei pressi del porto c’è quello che, stando alla Lonely Planet dovrebbe essere l’edificio in legno più antico di Islanda datato ben 1777: un semplice magazzino portuale senza arte ne parte (di cui mi accorgo adesso non ho fatto nemmeno una foto).

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Più interessante come fattura è la chiesetta in torba che si trova poche centinaia di metri ad est della strada principale ma ci porra via poche decine di minuti di visita, tra un colpo di pioggia e l’altro quindi ci rimettiamo in moto.

Valli del nord

Chiesa campestre

La tappa pranzo è stabilita a Sauðárkrókur che offre ben due locali dove andare a pranzo: l’Olafshus e, appena di fronte il Kaffi Krókur due locali, uno di fronte all’altro e degli stessi proprietari. Seguendo la Lonely ci indirizziamo verso Olafshus che sulla carta ha un menù più intrigante e ha più l’aspetto del ristorante Yankee degli anni 60. Il pranzo è onorevole, io ho preso un merluzzo fritto e il locale offre un buon buffet di contorni, il tutto a 1690 Kr, poco più di 11 €.

Da li, per evitare un po’ di maltempo delle montagne torniamo verso l’interno e facciamo una sosta a Glaumbær al caratteristico museo della fattoria di torba.

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Da li la strada continua con bei paesaggio ma funestati dal maltempo e quindi ci permettiamo solo una lieve deviazione fino ad Hvammstangi giusto per andare a fare un po’ di spesa per prendere delle birre e qualcosa da mangiucchiare durante la serata in ostello che stando alle carte si trova in una zona completamente desolata.

Arriviamo al nostro ostello prima di sera quando ancora non c’è nessuno. Il posto è carino, con vista direttamente sul fiordo. Per registrarsi bisogna usare il telefono dell’ostello stesso in modo da far arrivare qualcuno. Ufficialmente non ha l’accesso ad internet, ma c’è una rete wifi protetta di cui riusciamo a “rubare” la password perché la coppia che è arrivata prima di noi ha dimenticato il foglietto con la password sopra il bancone.

Quello che colpisce di più è il fatto che, a parte una pazza che parla da sola noi due siamo gli unici occupanti di questo stabile solitario

Approfittiamo della tranquillità con una doccia e un po’ di esplorazione in esterna sfidando il forte vento.

se non tirasse una bora assurda un bagnetto sulla piscinetta riscaldata non sarebbe male :)

Quadricilindrico vista fiordo

Ma l’ora avanza e vogliamo puntare ad una cena vera se possibile e ci troviamo di fronte a due scelte, scendere a sud alla stazione di servizio oppure tornare ad Hvammstangi dove prima abbiamo visto un piccolo locale. Visto che la stazione di servizio ci fa tristezza optiamo per nostra fortuna ad Hvammstangi.

La fortuna non è dovuta al fatto che la troveremo un bellissimo locale, anzi il locale è amichevole ma con una cucina che non è nulla di che, ma per il fatto di fronte al locale possiamo ammirare l’essicazione di un po’ di pesce tra cui soprattutto il famigerato Hákarl lo squalo putrefatto di cui sembra che gli Islandesi vanno ghiotti

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E la in mezzo lo squalo putrefatto

Denti di squalo artico

Lo squalo in asciugatura emette un profondo odore di ammoniaca e, approfittando della disponibilità della padrona del locale per avere informazioni su questa leccornia che lei conferma che è buonissima se abbondantemente annaffiata con Brennivín … dubbiosi accettiamo le spiegazioni e torniamo all’ostello, ma per strada, dopo una giornata grigia e funesta l’Islanda ci regala una piccola meraviglia climatica che esco a fotografare nonostante la bora incredibile.

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In ostello, adesso nettamente più popolato, prendiamo posto nell’area comune, compiliamo il guest book descrivendo con minuzia di particolari come il figlio dalla proprietaria è un’incapace nello sfalcio dell’erba e studiamo le carte per definire meglio il giorno dopo. E qui l’amara scoperta, perché speravamo di poterci dirigere verso la penisola Snæfellsnes ma stando alle carte ci aspetterebbero ben 80 km di sterrato sotto un maltempo pressante … con lo sconforto decidiamo di rimandare la decisione alla mattina successiva ma l’ipotesi principale è quella di tornare verso la capitale e goderci un pomeriggio a mollo nella Laguna Blu …


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Sigarette Elettroniche

Per vari motivi non commento ulteriormente il mio pensiero in materia ma lo screenshot di questo simpatico scambio di battuto voglio salvarlo sul blog …

… e se qualcuno vuole sapere cosa ne penso, non ha che da chiedere 🙂

Islanda (e Londra mio malgrado): parte 9, a caccia di balene

Oggi facciamo poca strada (almeno secondo gli standard Islandesi) e dalla città ci spostiamo un po’ più a nord fino ad Húsavík, paese portuale che si trova a non troppe decine di chilometri dal circolo polare artico.

Húsavík, una birra prima di andare a caccia di balene

Qui il nostro scopo è, novelli capitani Achab, andar a caccia di maestosi cetacei, per poter quindi aver il diritto di esclamare, oltre a “che buona la carne di balena” anche un “che bella la balena, pensa a quanti spiedini ne vengono fuori con una di quelle” 🙂
Vabbè, a parte il tono scherzoso siamo estremamente curiosi di goderci questa giornata salmastra dedicata a vedee questi grandi mammiferi e per fare questo, tra le due compagnie di whale watching di Húsavík ci affidiamo alla North Sailing che è quella che ci da maggior ispirazione e più che altro a gli orari a noi più graditi.

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Ancora una volta il clima islandese ci arride, segno che gli dei del nord sono dalla nostra parte e che capiscono la nostra volontà di ammirare le loro terre e quindi il sole è alto, il cielo è limpido e c’è un forte vento, quindi possiamo aspettarci un mare abbastanza agitato, ma noi, lupi di mare non ci spaventiamo, indossiamo la nostra pesante cerata arancione e ci imbarchiamo sull’ex peschereccio traspormato in nave da avvistamento e usciamo dal porto a sfidar i marosi.

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Ci mettiamo un po’ a raggiungere il luogo per l’avvistamento e ci sono già altre navi in mare, ma per fortuna, anche se non siamo molto fuori dal fiordo, il vento si calma ed il mare è molto tranquillo e allora può iniziare la caccia alla balena. La notevole è che pur in mare, visto che ci troviamo solo all’imboccatura della baia i cellulari prendono ancora …

La caccia è molto semplice e funziona più o meno così, la nave si attesta in una zona e nel frattempo l’uomo di vedetta scruta il mare in attesa di identificare il respiro del cetaceo, il classico sbuffo oppure il segno della pinna e da li scatta l’inseguimento a massima velocità per portarsi fino alla zona dell’avvistamento.

Se hai fortuna durante le tue ore di mare trovi una o più megattere in zona e quindi passi delle ore concitare a furia di “guardate a destra”, “adesso a sinistra”, “di fronte a noi” oppure se sei sfortunato passi ore senza vedere nemmeno l’ombra della balena. Bhè, gli dei ci arridono e quindi non servono molte parole, le foto qui sotto sono sono un’estratto di tutte quelle che ho fatto 🙂

Megattera

Megattera

Megattera

Megattera

Megattera

Megattera

Megattera

Megattera

Dopo una mattinata di caccia fortunata, più di tre ore in mare, torniamo al porto dove è l’occasione di andare a cercare un cibo piacevole per allietarci lo stomaco, anche perché il biscottone scialbo e la cioccolata calda spompa che ci hanno offerto in mare non hanno aiutato certamente a sfamarci.

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E l’occasione è quella di sfruttare un ristorante due passi fuori dal porto un locale che ci intriga per la sua semplicità ma anche per la possibilità di mangiare il Puffin o, come più nota in terra italica pulcinella di mare, ma veniamo dissuasi da una gentile cameriera che ci suggerisce di evitare perché costa molto e si mangia poco quindi optiamo per altri piatti locali, ovviamente a base di pesce. Punto notevole i dolci con un’ottima dolce con sopra una granita al rabarbaro.

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Dopo il lauto pasto è il momento di dedicare un po’ di tempo alle cose che il giorno prima eravamo stati costretti a evitare per mancanza di tempo e quindi, subendo la temperatura record di 25° centigradi scendiamo a sud verso il lago Mytvar ed in particolare la zona lavica di Dimmuborgir.

Questa zona vulcanica si distingue per le fantasiose formazioni rocciose che il magma raffreddanosi ha formato e che i villici locali hanno pittorescamente nominato, per attirare il turista di turno, Il castello, La chiesa … qui offrono diversi percorsi di lunghezza differente che permettono di vedere diverse formazioni e soprattutto fare una bella passeggiata.

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Collezione autunno-inverno 2012 by Dimmuborgir

La chiesa di Dimmuborgir

Dopo Dimmuborgir ci fermiamo nella zona a sud del lago dove possiamo ammirare alcuni piccoli camini dovuti all’esplosione della lava bollente a contatto con l’acqua del lago.

Il camminatore

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Con il senno di poi bisogna dire meriterebbe dedicare più tempo all’esplorazione di questo lago per goderselo con calma come fanno gli islandesi che vengono qui a rilassarsi nei fine settimana, ma la mattinata in mare è stata pesante e sulle nostre spalle si stanno accumulando i giorni di viaggio ed effettivamente non abbiamo programmato nulla e quindi torniamo a dirigerci verso Akureyri dove lungo la strada ci aspetta Godafoss, la cascata degli dei.

Qui, ho anche l’occasione di vedere sulle rapide poco a valle della grande cascata, per la prima e presumo unica volta in vita mia, un salmone che salta per cercare di risalire la corrente, ma lui non è certamente baciato dagli dei visto che il salto che gli si parerà davanti è certamente troppo alto per lui.

Godafoss

Godafoss

Alla sera dopo una bella doccia all’ostello torniamo a cena al Greifinn dove stavolta ordino un Saltfiskur í raudvíni, altro pesce di mare stavolta in salsa di vino rosso, il classi piatto che non ti aspetti, strana combinazione ma buono e ben presentato.

Ma è giunta l’ora di andare a dormire, i giorni in islanda stanno volgendo al termine, ormai infatti ci manca un’altra tappa di trasferimento per raggiungere la zona est e poi da li riscendere a sud, verso la capitale per passare l’ultima notte prima di reimbarcarci per Londra e poi l’Italia.


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